I Ragazzi di Via delle Case Dipinte

“In questi ultimi mesi, babbo, ho riflettuto a lungo su ciò che sta succedendo nella società dove viviamo. Anche noi giovani facciamo molti errori. Il primo, forse, è proprio quello di rifiutarci di capire la generazione che ci ha preceduti, di non riflettere, nel nostro caso, su quanto diversa e più difficile sia stata la vita per voi che avete vissuto l’esperienza della guerra, delle devastazioni che si è portata dietro e dei sacrifici sopportati per la ricostruzione.


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Poi, ne facciamo altri ancora che probabilmente avete fatto anche voi alla nostra età, come scambiare il desiderio d’indipendenza con il rifiuto dell’autorità paterna. Si sbaglia, poi si capisce che si sbagliava e dopo un po’ si cambia. Forse il segreto della vita sta tutto qui, in questo eterno ciclo.”


Come è nato

Questo è il romanzo che volevo scrivere dal momento in cui capii che quella dello scrittore era la mia vera vocazione, una vocazione inascoltata fino all’età di venticinque anni, soffocata da studi che avrebbero portato ad un’attività di tutt’altro genere e che non mi avrebbe mai dato alcuna soddisfazione. Avevo appena finito di prestare il servizio militare come ufficiale dell’Aeronautica Militare, dopo quasi cinque anni trascorsi a Pisa come studente universitario. Cinque anni di grandi agitazioni in quella città e in tutta Italia: la contestazione giovanile; le occupazioni degli Atenei; il Sessantotto; l’Autunno Caldo e via dicendo. Cinque anni di grandi rivolgimenti sociali e trasformazione del costume; cinque anni da cui sarebbero poi scaturiti gli Anni di Piombo, quelli degli anni Settanta, con la loro triste scia di morti e di stragi. E sono proprio questi quindici anni, dalla fine del ’66 all’inizio degli anni Ottanta, che ho voluto facessero da sfondo alle storie di sei studenti universitari di Pisa, quattro ragazzi e due ragazze, che all’inizio convivono in un appartamento della città. Personaggi – ovviamente – frutto della mia fantasia, diversamente dai fatti storici che si svolgono intorno a loro, tutti realmente accaduti. Ho impiegato quasi quindici anni per scrivere quest’opera, nei ritagli di tempo che mi concedeva il mio lavoro: nel 2017, quindi, quando la mandai al Premio Letterario di Città di Castello era ancora largamente incompiuta (mancava ancora un terzo del lavoro, fermo al 1971). Ciò nonostante, riuscì a rientrare tra le finaliste, classificandosi al sesto posto.    


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