Accade d’autunno

Un commissario di polizia ucciso da un balordo in una tranquilla cittadina della Toscana. La più importante azienda del posto che, undici anni dopo, subisce l’assalto di un gruppo di finanzieri milanesi che cercano di impossessarsene. Un giovanotto che capita nella cittadina mentre quella scalata è in pieno corso e che, per puro caso, viene a conoscenza del delitto che vi era stato compiuto anni indietro. Una bella ragazza che se ne innamora a prima vista e che cerca tenacemente di conquistarne il cuore, anche se lui non sembra mostrare alcun interesse verso le sue attenzioni.


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Ecco delineati gli ingredienti che sono alla base di questo romanzo: una miscela già sufficiente di per sé ad avvincere il lettore sin dalle prime pagine. Se poi ci aggiungiamo che sulla base di certi riscontri il giovanotto non è affatto convinto della versione ufficiale fornita dalle autorità riguardo all’assassinio del commissario e che comincia in silenzio un’indagine personale per appurare la verità; che la casa dove ha preso dimora è proprio quella della famiglia della vittima; che la ragazza innamorata di lui ne è la figlia, se ci aggiungiamo anche questi altri elementi, è facile immaginare quale formidabile intreccio di dubbi e domande possa stimolare la curiosità del lettore, incollandolo sempre di più alle pagine del romanzo.

Anche perché l’aura del mistero avvolge la figura stessa del giovanotto, di cui nessuno conosce il passato e che sembra piombato in città dal nulla. Sarà veramente colui che dice di essere? Perché ogni settimana scompare per tre o quattro giorni? Perché è così geloso della propria sfera affettiva, perché non vuole che si parli della sua famiglia?

Tutte domande cui l’autore fornirà le risposte strada facendo, per gradi, sino al finale a sorpresa, degno epilogo di un giallo che si sviluppa con un meccanismo perfetto, secondo le regole delle migliori opere del genere.


Come è nato

Il primo romanzo che mi è stato pubblicato (non il primo che ho scritto). Un’emozione indescrivibile per una persona che aveva sognato di diventare uno scrittore quasi trent’anni prima. Che per seguire questa vocazione aveva preso una drastica decisione, lasciando a metà gli studi di Chimica portati avanti sino a quel momento senza lode né infamia, abbracciando quelli di Storia Contemporanea, più consoni alla sua inclinazione naturale. Che per le strane vicissitudini della vita era poi finito a fare tutt’altre cose, cose non amate ma neppure disprezzate, in quanto necessarie per vivere e far fronte alle responsabilità economiche assunte quando aveva deciso, giovanissimo, di metter su famiglia. Un sogno, quindi, che sembrava essere svanito tra le nebbie delle velleità e delle speranze giovanili, una vocazione che sembrava essere annegata nelle paludi della routine quotidiana e che poi, invece, tornava a farsi viva, prepotente, incontenibile, di fronte ad un volantino di una nota casa editrice che – una volta tanto – bandiva un concorso per nuovi scrittori. Un volantino visto per puro caso, che ancora conservo e che ha segnato una svolta decisiva nella mia vita, facendomi ritrovare quella tensione ideale, quell’anelito verso traguardi cui credevo di avere rinunciato per sempre. “Nuovi scrittori italiani cercansi” recitava quel foglio, con uno scanzonato linguaggio da inserzione economica. Scrittori per una nuova collana di gialli denominata “Omicidi quotidiani”: si cominciava con dieci autori, selezionati da un comitato di lettori tra coloro che avrebbero spedito entro quattro mesi un romanzo che avesse rispettato una densa griglia, rigidamente imposta: 150 pagine al massimo, lieto fine, messaggio positivo e così via. Oggi rifiuterei simili condizioni, ma quella era la prima chance che mi veniva offerta dopo ventotto anni per uscire dall’anonimato… Scrissi il romanzo in un paio di mesi, a tarda sera, nell’estate del 2000. Sforai i tempi di consegna di un paio di settimane ed anche il limite delle pagine (una ventina di più). Feci lo stesso il pacco, sperando che la giuria chiudesse un occhio e… via! l’avventura era cominciata. Rimasi in attesa, trepidante, ma il tempo per ricevere l’eventuale comunicazione era già scaduto da due mesi. Deluso, mi ero già messo l’animo in pace, quando una sera, rientrando in casa dal lavoro, trovai un messaggio nella segreteria telefonica: “E’ la casa editrice Demetra. Volevamo comunicare al signor Grimaldeschi che il suo romanzo è stato selezionato per essere pubblicato. La preghiamo di contattarci al numero…” Poche volte, nella vita, ho provato una felicità così grande: credo che continuai ad urlare a saltare di gioia per diversi minuti, fermandomi solo per riascoltare, di tanto in tanto, il messaggio, come per sincerarmi che non stessi sognando. Lo conservo tuttora, nel disco fisso del mio computer. Poi, mi venne spiegato che il ritardo era dovuto all’alto numero di opere ricevute, quasi quattrocento: un dato che contribuiva ad inorgoglirmi ancora di più. L’editore tirò 4.000 copie del romanzo che, con 2.273 vendite, fu il bestseller della collana. Un risultato che può essere considerato eccezionale per un autore esordiente che poteva contare solo su 38 punti di vendita in tutta Italia, tanti quante erano le librerie della Demetra, unica distributrice dell’opera sul territorio nazionale.

Il contratto prevedeva che se entro due anni dall’uscita del romanzo la casa editrice non avesse fatto una seconda edizione, la proprietà dell’opera tornava all’autore. Cosa che avvenne, facendo sì che io potessi cambiare il titolo del romanzo (Delitto al tramonto, mantenuto come sottotitolo) e la copertina; approfondire personaggi ed aggiungere un epilogo, sforando abbondantemente il limite delle pagine del testo precedente. Nacque così Accadde d’autunno, un’opera dal titolo che – prendendo spunto dall’arco temporale in cui si svolge la vicenda – vuole sottolineare che gli avvenimenti in essa narrati potranno riguardare tutto: dalla spiegazione di un delitto avvenuto anni prima (come ricorderà il sottotitolo) ad una storia d’amore.


Foto


Recensioni


Intervista

Un chiusino sulle orme di Perry Mason

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Intervista a Ruggero Grimaldeschi, autore di "Delitto al tramonto", un romanzo giallo che sta uscendo nelle librerie in questi giorni

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La casa editrice DEMETRA (17% del mercato nazionale, 100 negozi in tutt'Italia, due dei quali a Chiusi, presso il centro commerciale Etrusco, e a Chianciano, accanto al cinema Garden) sta lanciando sul mercato una collana dedicata ai nuovi scrittori italiani di romanzi gialli. Un titolo della serie è opera di Ruggero Grimaldeschi, nostro concittadino da più di venticinque anni. Abbiamo rivolto all'autore alcune domande sull'esperienza che sta vivendo in questi giorni.

 

Come le è nata l'idea di scrivere un libro giallo?

Per puro caso. Lo scorso luglio, mi capitò tra le mani un opuscolo della casa editrice in cui veniva bandita una ricerca di "nuovi scrittori italiani in giallo e in rosa". Traduco: l'editore voleva lanciare due nuove collane: una di romanzi gialli (thriller, polizieschi, ecc.) chiamata “Omicidi quotidiani” e l'altra di romanzi d'amore, denominata – appunto – “Intorno all’amore”. Le opere dovevano essere inedite e gli autori italiani (entrambe le collane recano il marchio “Made in Italy”). L'idea di scrivere un giallo tradizionale, secondo i canoni classici del genere (quelli cioè in cui l'assassino viene svelato solo nelle ultime pagine del libro, caso mai dopo aver fatto credere di averne individuato un altro) mi aveva sempre stuzzicato. Così, mi misi al computer e, nei ritagli di tempo libero, in due mesi buttai giù il lavoro.

Ha dovuto vincere molta concorrenza?

Abbastanza. All'editore sono giunti più di 250 lavori, ma il concorso prevedeva la pubblicazione di dieci soltanto di essi per genere. A giorni, però, verrà bandito un nuovo concorso per il 2001.

Pensa di prender parte anche a questo?

Nel mio caso, non è più necessario. Ho stipulato un contratto con l'editore che prevede la pubblicazione di qualsiasi altra mia opera, sia in questa collana che in altre, senza dover passare per ulteriori selezioni.

Sembra quindi di capire che ci sarà un seguito.

Certamente. Anzi, direi che il vero lavoro comincia ora. Per usare una similitudine col mio sport preferito, il podismo, direi che "Delitto al tramonto" è stato, per me, un "allenamento narrativo", una gara di 12-13 km. La maratona, i 42 km, è costituita dal romanzo al quale sto attualmente lavorando e che spero di portare a termine entro l'autunno.

Può anticiparci qualcosa del suo contenuto?

Si tratta di un romanzo ambientato a Perugia, il cui protagonista è un giornalista come lei. Anche qui s'inserisce una vicenda gialla, ma non sarà l'elemento portante della storia, più mirata a descrivere ambienti, stati d'animo e sfondi sociali.

Tornando a questo lavoro, ci può dire dove è ambientato?

In una generica cittadina della Toscana, dell'Umbria o delle Marche, che sia sede di un'Università. Per non vincolarmi alla verosimiglianza o meno della sua descrizione, non ne faccio mai il nome. Comunque, la campagna circostante, ingentilita dai cipressi e rigogliosa di verde, è quella delle nostre zone.  

E i personaggi?

Di pura fantasia, anche se alcuni di loro si identificano con gli stereotipi che incontriamo nella vita di tutti i giorni: il politico corrotto e l’affarista privo di scrupoli, ma anche il funzionario onesto e l’imprenditore altruista e generoso.

Prima di concludere, una curiosità. Che tiratura avrà il romanzo?

Di media dimensione: cinquemila copie, che l'editore è però sicuro di vendere. Ovviamente, se avrà successo, vale a dire se saranno esaurite in breve volgere di tempo, ci sarà una seconda edizione, questa volta di ventimila copie.

Allora, auguri per la seconda edizione.

Grazie.

 

 

 


Dicono i lettori

Una risposta a “Accade d’autunno”

  1. Avatar Gabriele
    Gabriele

    Bellissima opera, complimenti

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